Hanami, intreccio di cultura e bellezza

Con una storia lunga più di milleduecento anni, l’“Hanami” (composto dalle parole HANA che significa “fiori” e MI che significa “guardare”), è uno dei festival di fioritura più antichi nel mondo, simbolo delle tradizioni più classiche e documentate del Giappone.

Grazie all’osservazione scientifica dei tempi di fioritura dei ciliegi, è possibile ottenere informazioni preziose circa l’effetto della variazione di temperatura e clima sulla trasformazione di queste piante (ne esistono, solo nel Paese del Sol Levante, oltre seicento specie) e sulla moltitudine di ambienti nei quali la loro vita e quella degli esseri umani si intreccia con quella dei mammiferi e delle creature che agiscono come impollinatori.

I ciliegi divengono così non solo strumenti di bellezza e contemplazione, ma anche preziose risorse per comprendere la trasformazione e lo sviluppo degli ecosistemi.

Una donna coglie un ramo di ciliegio, in un dipinto su seta di Mihata Joryu (1700 ca).

I fiori di ciliegio hanno un profondo legame con la storia, la cultura e l’identità del Giappone.

Fin dal periodo Nara (710-794), secondo lo Shintoismo (la religione più antica del Giappone), si riteneva che i ciliegi ospitassero i “Kami”, termine che viene tradotto come “ciò che sta al di sopra della condizione umana” e quindi identificato con il concetto di divinità. I kami erano associati a elementi della natura, come montagne, cascate, rocce o alberi. Gli abitanti del tempo credevano che le divinità della montagna si trasformassero nei Kami del riso (da sempre risorsa vitale per la popolazione giapponese), metamorfosi che avveniva solo quando i petali dei fiori di ciliegio si staccavano dal ramo e toccavano il suolo.

La prosperità del raccolto veniva propiziata ponendo ritualmente cibo e sakè ai piedi degli alberi. Da questa tradizione potrebbe derivare lo stesso termine SAKURA (che significa “bocciolo di ciliegio”) il quale potrebbe essere nato dalla fusione delle parole SAKU, “fiorire”, e KURA, “magazzini in cui veniva conservato il riso”.

Petali di ciliegio e guerrieri coraggiosi

Nell’anno 812 venne istituito il primo Hanami nel giardino Shinsen-en di Kyoto e sulle colline circostanti: il ciliegio divenne simbolo del potere imperiale, ispiratore di poesie e oggetto di contemplazione per la classe guerriera dell’epoca, i samurai. Furono loro, infatti, a consolidare il rito della contemplazione della fioritura.

Una rappresentazione dell’hanami nel periodo Edo, nel dipinto di Utagawa Hiroshige II (1859).

Esposti al pericolo costante di perdere la vita, i guerrieri si lasciavano ispirare da quella fioritura di breve durata, quale simbolo di una esistenza sì incantevole, ma incerta e transitoria, che accomuna tutti gli esseri viventi. I fiori dei ciliegi hanno infatti petali estremamente sottili e fragili ma allo stesso tempo forti e in grado di resistere al forte vento e alla neve.

Un samurai contempla la natura e sembra fondersi con essa, in un pannello dipinto dell’artista Ogata Gekko (1900 ca).

A riprova dello stretto rapporto tra i samurai e la fioritura dei ciliegi,  un antico proverbio giapponese recita: “Tra i fiori, (il migliore è) il ciliegio; tra gli uomini, (il migliore è) il guerriero”. 

È proprio grazie all’importanza attribuita per secoli a questo evento, che sono giunte a noi innumerevoli testimonianze, attraverso dipinti e scritture sin dal IX secolo.

La celebrazione del festival della fioritura dei ciliegi in un dipinto di Kitao Shigemasa (1770 ca).

Le fioriture e i cambiamenti climatici

Proprio grazie a questi documenti, i governi locali, i meteorologi e i botanici sono in grado, ancora oggi, di studiare l’evoluzione e la variazione della tempistica delle fioriture: si pensi che solo nel territorio di Kyoto si hanno a disposizione testimonianze di feste dei fiori che ripercorrono oltre mille anni di storia.

La data di celebrazione viene determinata alcuni giorni prima del picco di fioritura, che dura al massimo quattro giorni.

In uno studio condotto nel 2008 dai due scienziati Y.Aono e K.Kazui, sono stati raccolti settecentotrentadue documenti dal IX secolo in avanti, rendendo questo assortimento il più ampio e completo della fenologia (ovvero quella parte dell’ecologia che studia i rapporti tra i fattori climatici e la manifestazione stagionale di alcuni fenomeni della vita vegetale, quali la germogliazione, la fioritura, la maturazione dei frutti, la caduta delle foglie).

In questo studio è emerso che a partire dagli anni ‘80 si sono presentati tempi di fioritura precoci rispetto a qualsiasi altro periodo, fino ad arrivare a una media di sette giorni di anticipo. Le temperature rilevate dimostravano come il 2008 sia stato in assoluto l’anno più caldo. Allo studio è seguito un monitoraggio dell’Università di Osaka, che ha confermato il trend nell’area di Kyoto analizzando i dati fino al 2021. 

Il trend di fioritura a Kyoto.

Già nel 1990, lo studioso Y. Aono aveva pubblicato un altro articolo scientifico in cui spiegava come la fase di fioritura a Kyoto fosse stata fortemente influenzata dall’effetto del calore urbano, un incremento della temperatura legato in particolare alla rimozione di alberi e alla loro sostituzione con opere quali strade, parcheggi ed edifici.

Egli notò come, nelle località vicine a Kyoto, Osaka e Tokyo, e nelle rurali limitrofe, fino agli ‘50 i festival dei fiori avvenissero in periodi quasi simultanei.

Tuttavia, nei successivi decenni, i tempi di fioritura nei siti urbani cominciarono a divergere rispetto alle zone rurali, arrivando ad anticipare, negli anni ‘80, di 4-5 giorni la fioritura nel centro di Kyoto e Osaka, rispetto alle zone agricole.

Anche lo studio condotto da C. Parmesan e G. Yohe, nel 2003, dimostrava come l’aumento delle temperature e il cambiamento delle precipitazioni avessero effetti rilevabili sulle specie e su interi ecosistemi: emergeva infatti come la distribuzione di molte piante e animali si stesse spostando verso altitudini più elevate e come piante e uccelli anticipassero la primavera.

L’hanami 2023 a Koriyama, in uno scatto di Kentaro Toma su Unsplash.

Se questo fenomeno dovesse protrarsi, il rischio che gli ecologi paventano è che le specie cambino la loro fenologia a ritmi diversi, andando così a creare dei disallineamenti ecologici. Ovvero, alcune specie potrebbero non avere più risorse per sopravvivere o riprodursi al momento opportuno e naturalmente.

Nonostante la molteplicità di dati disponibili, sono tuttora in corso studi per cercare di comprendere come piante e animali rispondano alle variazioni di temperatura e ai cambiamenti climatici.  Ricerche fondamentali poter elaborare un’ipotesi affidabile sulla direzione dell’evoluzione nei prossimi anni, intercettare e mettere in atto le dovute azioni correttive.

Grazie alla sua conformazione geografica e alla cura delle proprie tradizioni, il Giappone fornisce da più di mille anni una lunga serie di informazioni che possono essere utilizzate a tale scopo. La registrazione delle celebrazioni dell’Hanami ha avuto il privilegio non solo di tramandarne la memoria fino a noi e il significato profondo legato alla riflessione, all’apprezzamento della bellezza e al concetto di impermanenza, ma ha assunto un ruolo fondamentale ed esclusivo nella ricerca scientifica per la comprensione e salvaguardia degli ecosistemi.

 

di Marianna Rozzarin, con approfondimenti a cura di Anna Stella Dolcetti e Mariaclara Menenti Savelli