La natura vista da Sebastião Salgado

Come descrivere, davvero, le opere di Sebastião Salgado? Scatti da vivere e da sentire, immagini nelle quali l’apparente assenza di colore risveglia emozioni e dolori profondi. Quando l’artivismo raggiunge le sue vette più elevate e l’immagine naturalistica o i ritratti sembrano danzare tra la poesia più struggente e il monito più severo, quando la vita dell’artista diviene strumento di ribellione non soltanto attraverso l’arte e le parole ma anche nel cambiamento vissuto in prima persona, allora la creatività si fa manifesto, per sperimentare – e non solo immaginare – un futuro migliore. Oggi vi raccontiamo uno tra i progetti più importanti dell’artista: la creazione dell’Istituto Terra.

Sebastião Salgado

Sebastião Salgado è tra i più celebri fotografi brasiliani. Un fotografo di natura, nel vero senso della parola: una natura che non si manifesta soltanto nei paesaggi ombrosi, nelle fratture dei ghiacci, nelle sfumature di un piumaggio ma anche e soprattutto nello sguardo di uomini e donne che ai territori selvaggi sembrano non solo appartenere, bensì possederne lo spirito indomito e la sapienza. Segreti che si svelano allo spettatore attento, che è chiamato a farsi parte attiva nella custodia della natura. Salgado è un ambientalista, un economista, un umanista, un esploratore capace di narrare attraverso le lenti di una visione democratica, etica ed equa, le bellezze e le fragilità del mondo, a partire dagli esseri umani e dalle altre creature che, insieme a noi, abitano il pianeta. Un pianeta che sebbene “stanco dell’uomo” aspetta ancora il risveglio delle nostre coscienze.

Salgado nasce come fotografo sociale e si interessa poi all’ambiente, un cambiamento che si sviluppa senza cesure, poiché lo sguardo del fotografo è sempre rivolto alla preziosità della vita, alla valorizzazione di ciò che ci rende tutti uguali pur essendo tutti diversi: esseri umani, creature marine, paesaggi, elementi come il ghiaccio e il fuoco.

Una carriera costellata di ricche “pause di riflessione”, volte a migliorarsi per migliorare l’arte, momenti dediti all’attivismo in ogni sua forma.

Come il suo progetto più straordinario, che prende vita nell’arco di due decenni: la missione di riforestazione e ripristino dell’ecosistema di Aimorés, in Brasile. Luogo che ha saputo trasformare, da paesaggio devastato a santuario rigoglioso. Vent’anni di impegno, tenacia e determinazione, hanno portato alla creazione dell’Instituto Terra e alla piantumazione di milioni di alberi, trasformando Fazenda Bulcao, un tempo una distesa sterile di stoppa, in un’oasi di biodiversità. E poiché sociale e ambientale si intrecciano e fioriscono insieme, non è un caso che il progetto di Aimorés nasca a seguito della conclusione del lavoro di Salgado in Ruanda, dove, con il solo filtro della macchina fotografica, è testimone degli orrori del genocidio.

Le condizioni dei profughi ruandesi, immortalate nel 1994 da Salgado.

Rientrato in Brasile, la distruzione delle foreste del suo paese gli appare crudele: una ferita sul volto di madre Natura. E così, non potendo lenire le cicatrici del genocidio, Salgado si dedica a curare quelle dell’ambiente. Agire dove possiamo, d’altronde, è un ottimo antidoto alla disperazione più profonda.

La lotta dei popoli indigeni per la difesa dell’Amazzonia e la loro stessa sopravvivenza, negli scatti di Salgado.

In Brasile, il fotografo si trova di fronte alla desolazione più sconfortante: laddove una volta c’erano foreste rigogliose, ritrova un paesaggio desolato, frutto di una deforestazione selvaggia, rozza e ingorda.

I terreni ereditati dalla sua famiglia, la “Fazenda Bulcao”, erano stata vittime della stessa distruzione feroce che egli aveva documentato, con altri volti e altre vittime, in terre lontane. Mano nella mano con la moglie Lélia Deluiz Wanick, Salgado abbraccia l’idea audace di ripiantare l’intera area. Nel 1998, questa viene designata come una Riserva Particular do Patrimônio Natural (RPPN), offrendo sgravi fiscali in cambio dell’impegno a ripristinare le condizioni originali e promuoverne la biodiversità. Nasce così l’Instituto Terra, che in oltre vent’anni ha permesso alla foresta della Fazenda Bulcao di risorgere e a piante e animali autoctoni di prosperare.

L’impresa di Salgado non è soltanto una battaglia contro la deforestazione. È la dimostrazione di come arte, solidarietà, etica e scienza possano lavorare insieme per il bene comune.

Grazie al sostegno di centinaia di volontari e alla raccolta di fondi, l’Instituto Terra ha piantato oltre 2 milioni di alberi appartenenti a oltre 290 specie diverse, restituendo vita a 17.000 ettari di foresta. Quando arte e attivismo si abbracciano, creatività e volontà divengono le forze motrici di progetti che vanno ben al di là delle aspettative dei singoli artisti.

Fazenda Bulcao, prima e dopo gli interventi di riforestazione. In basso, Salgado insieme alla moglie
Fazenda Bulcao, prima e dopo gli interventi di riforestazione. In basso, Salgado abbraccia la moglie Lélia

Una pausa ricca di significato. Un’esperienza che gli ha permesso poi di tornare sulla scena artistica, con una collazione di scatti emozionanti e intimi raccolti nella mostra “Amazônia”. Immagini che raccontano l’amore per la Terra, la condizione di un pianeta ferito ma non vinto, le minacce da affrontare, la passione che guida la volontà di cambiare rotta. Opere che contengono, nella loro essenza, le motivazioni più profonde per le quali ciascuno di noi può e deve rivendicare la ricerca di un nuovo patto con la natura, di rinnovata armonia con l’ecosistema pianeta di cui siamo parte.

 

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